| — | Jimmy Wales - Fondatore di Wikipedia |
Il ministro della difesa tedesco Zu Guttemberg sì è dimesso per aver copiato alcuni stralci della sua stessa tesi di dottorato. Ora, quello che i sinistri non riescono a comprendere è che noi non abbiamo intenzione alcuna di omologarci al modello tedesco non per comodo, ma perchè l’irreprensibilità morale che rasenta il ridicolo a noi fa semplicemente ribrezzo. Si rifletta sul fatto che i paesi più intransigenti da questo punto di vista siano quelli protestanti e ci si chieda il perchè. Si ricordino i governi cittadini di Calvino, di Zwingli; la chiusura dei teatri, il bando di ogni forma di intrattenimento, il rogo che attendeva i dissenzienti. Tutto questo accadde in Germania, e in forme non dissimili accade ancora oggi. Il clima culturale opprimente che ha di fatto costretto il giovane e preparato Guttemberg a dimettersi ne è un ottimo esempio.
Il segretario del Partito Democratico Pier Luigi Bersani non può fare a meno di parlare di Berlusconi. Probabilmente, l’impulso di citare il Cav ad ogni evenienza è irrefrenabile. Il politico romagnolo, meglio noto con il nomignolo di Gargamella, è convinto che il vero freno agli investimenti esteri in Italia sia la cattiva reputazione che ha il belpaese all’estero; un’opinione, nemmeno a dirlo, che gli imprenditori stranieri hanno maturato in base ai comportamenti privati del premier. Sostenere che, cito testualmente, “siamo diventati la barzelletta del mondo” per colpa dei bunga bunga di Arcore vuol dire non avere la minima idea di ciò che veramente opprime l’economia del paese e, di fatto, sbarra le porte agli investitori: una pressione fiscale totale stimata al 68,8% e una burocrazia selvaggia e totalitaria che uccidere la libera iniziativa. Che la sinistra fondi il suo consenso sull’illogico e populista antiberlusconismo a prescindere è ormai palese, ma a questo punto è doveroso interrogarsi sull’effettiva intelligenza di questo popolo di benpensanti e moralizzatori, così accecato dal sentimento di odio verso il Presidente del Consiglio da non comprendere che, se Berlusconi dovesse essere sconfitto, i loro leader dovrebbero iniziare a dare risposte ai problemi del paese; risposte che probabilmente non hanno

Il parlamento ha deciso che il biglietto del cinema aumenterà di un euro. I ricavi di questo incremento verranno stanziati per il FUS, il Fondo Unico per lo Spettacolo. Che questo provvedimento penalizzerà consumatori e sale cinematografiche non vi è dubbio, ma siamo sicuri che il FUS serva realmente a finanziare gli artisti meno abienti? Introduco un dibattito sull’argomento su

Il Senato discute riguardo a un provvedimento che non sarà soltanto inutile ai fini di tutelare le donne ai vertici delle aziende quotate in borsa, ma lascerà anche ignorato e irrisolto il problema dell’accesso delle donne al mondo del lavoro. Ne discuto oggi su

L’assistenzialismo statale ha fallito e la soluzione della sussidiarietà di mercato, così disprezzata nel paese del compromesso cattocomunista e dell’interpretazione errata della dottrina sociale cattolica, si sta finalmente facendo strada con testimonianze concrete come quella della Fondazione Welfare Ambrosiano. Ne ho discusso su

Quella di preferire un messaggio politico a uno d’amore è una scelta che non può in alcun modo decretare la superiorità di un artista. Non è la tematica in sé a fare la canzone, ma il valore dei suoi contenuti. Ne ho discusso su

“La radio mi pugnala con il Festival dei fiori”. E’ ogni anno sempre più vera l’affermazione sconsolata di Sergio Caputo in “Un Sabato Italiano”. Big deludenti, per non parlare dei giovani. Patty Pravo inconcepibilmente eliminata al primo turno. Uno scempio. Un Festival che, se non fosse per Luca e Paolo che a tratti rallegrano la celebrazione funerea, sarebbe, appunto, da pugnalate. Chi vincerà? Questo non è dato sapere fino a Sabato. Una cosa però è certa: finora hanno vinto la solita mediocrità italiana e il perbenismo sinistro di Vecchioni. Perchè Sanremo è… sì, bhè, insomma, una volta…
La Formula è sia una lettura piacevole e interessante per quanti hanno a cuore le tematiche del riformismo, sia una ricca lista di spunti da cui farebbe bene ad attingere la classe politica, che troppo spesso abbandona i propositi di cambiamento appena conclusa la campagna elettorale. L’ottimo libro di Stefano Scabbio e Luigi Tivelli che ho recensito Mercoledì scorso su







